I numeri primi veramente in solitudine?

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Ci insegnano che un numero è primo quando è divisibile solo per uno e per se stesso. E’ un numero in solitudine tra altri divisibili per 2,3,5… Quanto più si è divisibili quanto più si è vicini ad altri numeri, se ne è almeno una parte.

Quando un’infanzia scorre liscia e negli anni i fatti sono assimilabili a quelli dei più si ha molto in comune con ognuno, ci si fonde con facilità, è più immediato comprendere e farsi comprendere. Si tracciano esistenze, almeno all’apparenza, tranquille. 

Un numero primo vive intoppi e dolori anche dalla tenera età. Ci sono numeri primi scivolati in baratri, in buchi neri dove la luce non c’è. Sono tornati qui, in mezzo al mondo perché hanno imparato a dimenticare, accettare, hanno preso ad assaporare ed apprezzare. Riconoscono e amano il buono e il bello più di molti. Sanno quanto conti la luce, cosicché i loro occhi brillano. E coi loro sguardi si muovono ad apprendere, senza sosta.

Se si è stati nella mancanza, si cresce apprezzandone i contrari e si affina la capacità di essere ciò che più conta.

Quando i numeri primi si incontrano è festa, sanno ridere per poco, parlano su stesse lunghezze d’onda e spesso si aiutano.

Per me è sempre un onore conoscerne, sono la chiara traccia che da tutto si può rinascere, sono tra le persone delicate e dolci le più umili.

Primi e non, siamo divisibili per uno, siamo accomunati da una cifra che è l’unità, il mattone che ci costituisce tutti. In questa unità: la radice di assonanze.Andiamo a scoprire lunghezza d’onda affini, sono il collante tra vite, sono la forza che ci accomuna, sono la speranza.

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